ROMANIA SONORA
Progetto ideato, scritto e realizzato da: Riccardo Toccacielo – Officina Sonora APS
Con il supporto di: Fundația ADEPT, Memorialul Victimelor Comunismului şi al Rezistenţei, Danube Day
Anno di realizzazione: 2020
Ambiti: antropologia del suono, valorizzazione partecipata, educazione interculturale, patrimonio immateriale
Parole chiave: soundscape, memoria sonora, acustemologia, identità, territori, UNESCO
Il suono è parte integrante delle culture umane e, in quanto tale, è riconosciuto anche a livello internazionale come componente fondamentale del patrimonio culturale, sia materiale che immateriale. L’UNESCO ne sottolinea il ruolo centrale nelle espressioni tradizionali, nelle pratiche orali, nei canti e nelle forme di trasmissione della memoria collettiva.
Ogni paesaggio sonoro – inteso come insieme dinamico di eventi acustici legati a uno specifico territorio – costituisce una traccia identitaria e culturale, capace di raccontare il rapporto tra le comunità e i propri luoghi. Questi paesaggi non si limitano a descrivere lo spazio: lo abitano, lo narrano, lo trasformano.
Il suono, quindi, non è solo elemento sensoriale, ma forma viva di conoscenza, memoria e relazione, un linguaggio che connette il presente con il passato e contribuisce alla costruzione di un’identità condivisa.
IL PROGETTO
Romania Sonora è un progetto di ricerca artistica ed etnografica ideato e realizzato da Officina Sonora APS, che indaga il rapporto tra memoria sonora, identità territoriale e forme di narrazione partecipata. Il progetto si sviluppa attraverso una serie di esplorazioni condotte in diverse città e villaggi della Romania, con l’obiettivo di raccogliere tracce acustiche, testimonianze orali e materiali locali capaci di restituire le specificità sonore e culturali di ciascun contesto.
La scelta dei luoghi è avvenuta in collaborazione con Bogdan Iancu (antropologo, docente universitario) e Monica Stroe (antropologa, docente di sociologia), che hanno contribuito alla definizione di un percorso di ricerca sensibile alle peculiarità storico-sociali e ambientali delle comunità coinvolte.
Durante il viaggio – realizzato nell’estate del 2019 – sono state effettuate registrazioni ambientali e interviste sonore, parallelamente alla raccolta di materiali fisici e naturali reperiti nei luoghi visitati. L’approccio adottato ha integrato osservazione etnografica, soundscape composition e raccolta di elementi materici, con l’intento di costruire dispositivi espositivi immersivi capaci di attivare un ascolto multisensoriale.
Le registrazioni raccolte sono state successivamente elaborate e integrate nella realizzazione di una serie di Sculture Sonore: opere artistiche ibride, nelle quali i materiali raccolti dialogano con frammenti audio rielaborati e riprodotti tramite un sistema di diffusione incorporato. Le sculture diventano così archivi mobili e sensibili, capaci di rendere fruibili le esperienze sonore in modo fisico, tangibile e condiviso.
Una prima esposizione pubblica delle Sculture Sonore è stata organizzata a Bucarest, con l’intento di promuovere una restituzione partecipata dei materiali raccolti. Il progetto prevede ulteriori tappe in altre città europee, in forma di mostre, installazioni e momenti di ascolto collettivo.
LA MEMORIA SONORA
All’interno del progetto Romania Sonora, la riflessione sulla memoria sonora si configura come elemento fondante del percorso di ricerca e restituzione artistica. Intesa come un archivio acustico vivo, la memoria sonora raccoglie le stratificazioni temporali e affettive di una comunità: le sue voci, i silenzi, i ritmi quotidiani, le pratiche rituali e i paesaggi che la abitano. Come i territori stessi, anche i paesaggi sonori sono soggetti a trasformazioni continue, modellati dai processi storici, sociali, ambientali ed economici. La memoria acustica di un luogo è quindi dinamica, fragile, in costante ridefinizione: i suoni che un tempo definivano un’identità collettiva possono affievolirsi, mutare o scomparire, lasciando spazio a nuove sonorità che rispecchiano le trasformazioni contemporanee.
Nel contesto rumeno esplorato da Officina Sonora APS, questi processi risultano particolarmente evidenti. La modernizzazione, le migrazioni interne ed esterne, la fine del regime comunista e l’apertura verso l’Europa hanno profondamente modificato i tessuti acustici delle comunità, talvolta cancellando paesaggi sonori tradizionali o relegandoli a forme folkloriche musealizzate. Tuttavia, queste trasformazioni non implicano una perdita assoluta, ma piuttosto una ristrutturazione dei sensi e dei significati attribuiti al suono nei contesti di vita quotidiana.
Attraverso registrazioni, interviste e restituzioni artistiche, il progetto intende mappare, documentare e valorizzare queste memorie sonore in modo non nostalgico, ma critico e generativo: come forme di conoscenza incarnata, come pratiche culturali situate, come narrazioni in grado di parlare al presente e di contribuire alla costruzione di nuove forme di appartenenza e consapevolezza territoriale. In questo senso, la memoria sonora non è solo un contenuto da conservare, ma un dispositivo attivo di relazione e di apprendimento, uno strumento per interrogare il passato e abitare il futuro con ascolto, responsabilità e immaginazione.
OBIETTIVI, METODO E PROCESSO DI RICERCA
Il progetto Romania Sonora nasce con l’obiettivo di contribuire alla documentazione e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale della Romania, con un’attenzione particolare al paesaggio sonoro come forma viva di espressione culturale. Lo scopo principale è quello di raccogliere e conservare impronte significative, acustiche e materiche, per la costruzione di un archivio sensibile della memoria sonora. In questo processo, il suono non è trattato come semplice oggetto di registrazione, ma come componente attiva e relazionale del paesaggio e dell’identità.
Le Sculture Sonore realizzate nel corso del progetto rappresentano una restituzione artistica dei territori attraversati, un modo per tradurre in forma visiva, tattile e uditiva le caratteristiche temporali, sociali e culturali dei luoghi e delle comunità incontrate. Ogni scultura incorpora elementi raccolti sul campo e suoni registrati in situ, che vengono elaborati e integrati in un dispositivo di ascolto immersivo, pensato per attivare un’esperienza corporea e riflessiva nei visitatori.
L’intero processo di creazione si fonda su un metodo etnografico e site-specific, sviluppato attraverso ricerca sul campo, osservazione partecipante e interazione diretta con i territori. La preparazione di ogni tappa ha previsto un lavoro preliminare di contatto con persone e istituzioni locali, seguito da attività sul posto che hanno incluso registrazioni audio e video, rilevamenti fotografici, raccolta di materiali naturali e antropici.
Il lavoro si articola in due fasi principali. La prima riguarda l’esplorazione diretta: in ogni località visitata sono stati registrati paesaggi sonori, voci, racconti, canti e ambienti acustici, e sono stati raccolti materiali fisici (legno, tessuti, metalli, ceramica, plastica) che costituiscono la base strutturale delle sculture. La seconda fase riguarda l’elaborazione e la trasformazione artistica: i suoni vengono selezionati, montati e trasferiti su supporti digitali, mentre i materiali vengono lavorati manualmente o trasformati per accogliere al loro interno un sistema di diffusione audio con memoria incorporata. Ogni opera è progettata individualmente in base alle caratteristiche del materiale, alla specificità del luogo e alla qualità acustica del suono raccolto.
Questo approccio permette alle sculture di “risuonare” letteralmente con la memoria dei luoghi da cui provengono, trasformandosi in dispositivi sensibili di narrazione territoriale, capaci di attivare forme di ascolto empatico e conoscenza situata. Le opere così realizzate vengono poi restituite pubblicamente attraverso esposizioni e installazioni, condivise con le comunità e le persone che hanno contribuito al processo di ricerca. La mostra non si presenta solo come evento artistico, ma come mappa sensoriale del territorio rumeno, un mosaico di suggestioni visive, tattili e sonore che riflettono la concretezza dei paesaggi e la vitalità dei gruppi umani che li abitano.
Ogni pubblico è invitato a esplorare questa cartografia acustica non come osservatore esterno, ma come parte attiva dell’esperienza, entrando in relazione diretta con un paesaggio riconfigurato attraverso il suono. L’ascolto diventa così un atto di immersione e partecipazione, un modo per abitare temporaneamente i luoghi evocati dalle opere, cogliendone le complessità, le trasformazioni e le tensioni interne.
I LUOGHI
Il progetto Romania Sonora si è sviluppato attraverso un viaggio etnografico e sonoro che ha attraversato ampie porzioni del territorio rumeno, per un totale di oltre 1500 km percorsi. La selezione delle località è avvenuta grazie alla preziosa consulenza del Prof. Bogdan Iancu e della Prof.ssa Monica Stroe dell’Università di Bucarest, che hanno contribuito a individuare contesti particolarmente significativi dal punto di vista antropologico, sonoro, ambientale e culturale.
Tra i luoghi documentati si annoverano aree di grande valore paesaggistico e patrimoniale riconosciute dall’UNESCO, come il Delta del Danubio, i villaggi sassoni di Saschiz e Viscri, e le chiese di legno del Maramureș. A questi si affiancano luoghi della memoria come il Memoriale di Sighetu Marmației, il Cimitero Felice di Săpânţa, e contesti urbani e rurali come Cluj-Napoca, Gherla, Salina Turda, Sucevița, e molteplici piccoli centri nelle regioni della Bucovina e della Transilvania.
L’esplorazione ha toccato le seguenti località:
București, Delta Dunării, Târgu Mureș, Gornești, Salina Turda, Gherla, Cluj-Napoca, Izvoru Crișului, Săpânța, Sighetu Marmației, Cornești, Desești, Breb, Budești, Moara lui Niculae (link non disponibile), Bârsana, Poienile Izei, Ieud, Sucevița, Voroneț, Saschiz, Viscri
In ogni territorio attraversato, il lavoro di Officina Sonora APS ha cercato di intercettare forme espressive specifiche, radicate e identitarie, individuando elementi acustici e materiali capaci di restituire la complessità culturale dei luoghi. La scelta dei contesti da documentare ha tenuto conto del potenziale sonoro, della densità simbolica dei materiali e della presenza di comunità attive, portatrici di saperi, pratiche e memorie locali.
Sono stati esplorati spazi industriali e rurali, fiere e mercati, officine artigiane, miniere e saline, ma anche luoghi sacri e rituali come chiese ortodosse e ambienti legati alla spiritualità popolare. In alcuni casi è stato possibile partecipare a rituali tradizionali, come il pre-matrimonio a Poienile Izei, nel Maramureș, dove la relazione tra suono, gesto e contesto ha rivelato una forte coerenza tra estetica, affettività e identità comunitaria.
Ogni luogo ha restituito un paesaggio sonoro unico: l’eco di una grotta salina, il rumore delle ruote sul selciato, le voci di una fiera rurale, i canti liturgici durante una messa ortodossa, il silenzio sospeso nei luoghi della memoria. Le registrazioni effettuate e i materiali raccolti in questi contesti sono stati trasformati in sculture sonore che danno corpo e voce a questi territori, contribuendo alla costruzione di una mappa sensoriale della Romania contemporanea.
RICERCA E CREAZIONE
Il cuore del progetto Romania Sonora risiede in un processo di ricerca sul campo e creazione artistica integrata, che si sviluppa in due fasi complementari e strettamente interconnesse. La prima fase si svolge durante il viaggio stesso, attraverso un’attività di documentazione etnografica, acustica e materiale. In ogni contesto attraversato, il team di Officina Sonora APS ha effettuato registrazioni ambientali, interviste sonore e raccolta di materiali fisici (manufatti, scarti, oggetti naturali o simbolici) rappresentativi dell’identità locale.
La seconda fase si sviluppa successivamente in laboratorio, dove le informazioni raccolte vengono rielaborate e trasformate in opere sonore. I materiali vengono lavorati manualmente o adattati, integrati con sistemi di diffusione audio e amplificatori dotati di memoria digitale. Parallelamente, le registrazioni effettuate sul campo vengono selezionate, editate e montate per dare vita a una suite sonora originale per ciascuna scultura, concepita come evocazione acustica del luogo da cui proviene. Ogni opera diventa così un dispositivo narrativo multisensoriale, in cui materia e suono si fondono per generare un’esperienza immersiva e riflessiva.
Il processo di sonorizzazione è concepito in modo site-specific: i materiali non sono supporti neutri, ma risuonano letteralmente con i suoni della memoria e del territorio, attivando un dialogo tra le dimensioni sensoriali, affettive e culturali. Ogni scultura restituisce l’impronta unica del luogo da cui proviene, non solo attraverso la forma e la texture dei materiali, ma attraverso il paesaggio sonoro vivo che contiene e trasmette.
Le Sculture Sonore così realizzate non sono pensate come opere autoreferenziali, ma come strumenti di restituzione collettiva. Le installazioni sono state progettate per essere condivise, esposte e riattraversate dagli stessi abitanti dei luoghi documentati, creando occasioni di risonanza comunitaria, dialogo intergenerazionale e riappropriazione del paesaggio sonoro. Le mostre pubbliche diventano così mappe tangibili e acustiche del territorio, un mosaico di suggestioni visive, tattili e uditive che restituiscono la fisicità dei luoghi e la vitalità dei gruppi umani che li abitano.
LA SCULTURA SONORA DI SĂPÂNȚA
Memoria, ironia e identità acustica nel Cimitero Felice
Nel cuore della regione del Maramureș, nel nord della Romania, il paese di Săpânța ospita uno dei luoghi più emblematici e singolari della cultura rumena: il Cimitirul Vesel, conosciuto in Italia come Cimitero Felice o Cimitero Allegro. Questo sito straordinario, riconosciuto a livello internazionale, sovverte la concezione tradizionale della morte attraverso epitaffi umoristici e croci colorate, trasformando il lutto in celebrazione della vita. Le iscrizioni, dipinte a mano con vivaci tonalità e dominate dal celebre blu di Săpânța, raccontano con ironia e realismo le vicende dei defunti, intrecciando biografia, folklore e critica sociale.
All’interno del progetto Romania Sonora, Officina Sonora APS ha scelto di lavorare su questo contesto per la sua potente carica simbolica, narrativa e sonora. La scultura sonora dedicata a Săpânța nasce da un’esperienza diretta sul campo e da una serie di interviste etnografiche e osservazioni partecipate, condotte nel corso della visita.
Durante la permanenza nel villaggio, abbiamo incontrato Irina, una donna di 70 anni nata e cresciuta a Săpânța, profonda conoscitrice delle storie locali e delle tradizioni legate al cimitero. Irina ci ha accompagnato tra le croci dipinte, leggendo per noi i versi degli epitaffi, raccontandoci aneddoti e memorie legate alle persone lì sepolte, e condividendo anche il ricordo diretto di Stan Ioan Pătraș, fondatore e artista del Cimitero Felice, scomparso nel 1977. Le sue narrazioni – intime, dettagliate e affettivamente dense – sono state registrate integralmente, costituendo il nucleo sonoro della scultura.
Il processo di creazione ha incluso anche la collaborazione attiva con l’attuale artista del cimitero, Dumitru Pop-Tincu, successore diretto di Pătraș. Il maestro Pop-Tincu ha donato al progetto un disegno originale eseguito con pigmento blu su legno locale, proveniente da una vecchia chiesa della zona, dando così continuità materiale e simbolica alla tradizione visiva di Săpânța.
La scultura sonora realizzata ha la forma di un totem ligneo (dimensioni: 126×16×9 cm), al cui interno è stato integrato un sistema di diffusione composto da due piccoli altoparlanti e un mini amplificatore stereo, con ingresso per micro SD card. L’opera riproduce ciclicamente il montaggio audio delle testimonianze raccolte da Irina, offrendo un’esperienza di ascolto immersiva e profonda.
L’intero processo ha richiesto una fase di progettazione tecnica accurata, sia per la disposizione dei componenti elettronici, sia per la valorizzazione estetica del supporto ligneo decorato. Il risultato è un oggetto sonoro e visivo che restituisce l’atmosfera vissuta durante la ricerca, trasformando il materiale raccolto in patrimonio condiviso.
La scultura sonora di Săpânța rappresenta un esempio significativo di etnografia sonora come pratica di valorizzazione e trasmissione culturale. Essa permette all’ascoltatore di immergersi in un paesaggio affettivo denso di storie, memorie, linguaggi, riflettendo la resilienza di una comunità che ha saputo reinventare il senso della morte attraverso l’umorismo, l’arte e la parola. Non si tratta solo di documentare: l’opera attiva un’esperienza critica e sensoriale, che mette in dialogo suono, corpo e immaginazione, aprendo uno spazio di ascolto partecipato e consapevole.
Săpânța: ascolta la composizione
Dalla scultura sonora di Săpânța, è possibile ascoltare la registrazione delle letture di Irina.
LA SCULTURA SONORA DI SIGHETU MARMAȚIEI
Memorie incarcerate, suolo resistente
Nell’ambito del progetto Romania Sonora, Officina Sonora APS ha dedicato una delle proprie opere al Museo Memoriale delle Vittime del Comunismo e della Resistenza, situato nella città di Sighetu Marmației, nel nord della Romania. Questo importante luogo della memoria, fondato nel 1993 dagli intellettuali Ana Blandiana e Romulus Rusan e gestito dalla Fundația Academia Civică, è ospitato all’interno dell’ex carcere politico di Sighet, dove furono detenuti numerosi religiosi, politici e intellettuali nei primi decenni del regime comunista.
Il museo nasce come risposta diretta al tentativo del sistema totalitario di cancellare la memoria collettiva. Come affermato da Ana Blandiana, il progetto si pone l’obiettivo di opporsi alla “vittoria del comunismo di creare persone senza memoria”, attraverso un’azione culturale e documentaria che restituisca voce, dignità e giustizia alle vittime della repressione. Ogni cella dell’ex prigione è stata trasformata in spazio espositivo, con pannelli, oggetti, fotografie, suoni e testimonianze che narrano il funzionamento e gli effetti del sistema totalitario rumeno nel più ampio contesto europeo.
In particolare, la Stanza 18 del museo – che ha fornito l’ispirazione per la scultura sonora – è dedicata al processo di collettivizzazione forzata delle terre agricole, avviato tra il 1949 e il 1962. Questo periodo fu segnato da un’intensa campagna di repressione sociale e culturale: i contadini vennero classificati in categorie economiche e sociali e spinti, talvolta con la forza, ad aderire alle cooperative agricole statali. Chi si opponeva – in particolare i cosiddetti “contadini medi e ricchi” – fu spesso perseguitato come nemico del popolo, subendo deportazioni, arresti e umiliazioni pubbliche. La stanza conserva documenti originali, immagini e testimonianze scritte che illustrano la brutalità di questo processo e la resistenza diffusa in molte comunità rurali. Al centro dell’ambiente è posta una zolla di terra viva, simbolo della terra libera, della memoria radicata e della dignità di chi ha lottato per difendere i propri diritti.
LA CREAZIONE
Il memoriale sonoro di Sighetu Marmației
La scultura sonora dedicata al Memoriale delle Vittime del Comunismo e della Resistenza si completa con la realizzazione di un dispositivo scultoreo e sonoro che assume la forma di un memoriale contemporaneo, concepito come spazio di interazione tra corpo, materia e vibrazione. L’opera si configura come un contenitore ligneo orizzontale, progettato per ospitare al suo interno due diffusori BSX 130 WP – 4 Ohm e un sistema di amplificazione audio basato sulla tecnologia a conduzione strutturale.
Questa tecnologia consente la trasmissione diretta delle vibrazioni sonore alla superficie esterna dell’oggetto – in questo caso una lastra di pietre raccolte nei pressi del museo – trasformando il suono in movimento fisico e percepibile. Le pietre, normalmente associate al peso, alla permanenza e al silenzio, vengono così attivate dal suono, sollecitate a muoversi impercettibilmente, a entrare in dialogo con l’aria, con il corpo e con lo spazio circostante.
Il gesto artistico di “muovere le pietre con il suono” assume una valenza profondamente simbolica. Da un lato, alleggerisce metaforicamente il peso della memoria storica, suggerendo che essa non debba restare oppressiva, ma che possa essere rielaborata, accolta, trasformata. Dall’altro lato, rende visibile e tangibile il carattere dinamico, instabile e rinegoziabile della memoria collettiva, ponendo l’ascoltatore in una condizione di presenza attiva, di ascolto incarnato.
Il memoriale sonoro di Sighetu Marmației non si limita quindi a commemorare, ma interroga il presente, invitando a riflettere sul ruolo che le vibrazioni della storia – i traumi, le resistenze, i silenzi – continuano a esercitare sulle generazioni successive. La scelta di una piattaforma semplice, in legno naturale, rifinisce la dimensione etica dell’opera: un dispositivo povero, non monumentale, accessibile, capace di restituire senso attraverso la sottrazione e la vibrazione sottile.
In questo modo, il memoriale si inserisce nel percorso più ampio di Romania Sonora come pratica artistica e antropologica di restituzione sensoriale, che non riduce il suono a documento, ma lo attiva come forza relazionale, gesto politico e forma estetica del ricordo. Il passato, grazie a questa scultura, non resta muto né immobile, ma torna a farsi corpo, materia e vibrazione – a farsi suono da attraversare.
Guarda il video della realizzazione
LA SCULTURA SONORA DEL DELTA DEL DANUBIO
Ascoltare un ecosistema, abitare l’acqua
La terza scultura realizzata da Officina Sonora APS per il progetto Romania Sonora è dedicata a uno degli ecosistemi più affascinanti e vulnerabili d’Europa: il Delta del Danubio. Situato nella Romania sud-orientale, questo territorio di straordinaria bellezza naturalistica e ricchezza ecologica è riconosciuto come patrimonio mondiale UNESCO ed è noto per la sua biodiversità unica, le vaste aree umide, la pluralità culturale delle comunità che vi risiedono.
La scultura sonora rende omaggio tanto al paesaggio quanto alla relazione simbiotica tra l’ambiente e le persone che lo abitano, proponendo una narrazione acustica che intreccia registrazioni ambientali, voci locali, suoni d’acqua, canti, rumori di barche, fauna e silenzi. L’esperienza sonora restituisce la complessità delle dinamiche ecologiche e culturali del Delta, offrendo una comprensione immersiva e affettiva della vita che scorre lungo i suoi canali e argini.
L’opera è stata realizzata durante la partecipazione all’evento Danube Day, celebrato ogni anno il 29 giugno, giornata in cui le comunità danubiane si attivano per promuovere la conservazione del fiume, la sostenibilità e la sensibilizzazione ambientale. In tale occasione, il viaggio di Officina Sonora APS ha toccato luoghi come Tulcea, Chilia, Sulina e Sfântu Gheorghe, documentando non solo il paesaggio naturale ma anche le pratiche quotidiane, le feste, gli incontri e le forme di vita che emergono in equilibrio con l’acqua.
La scultura è stata concepita come una struttura ramificata in legno, realizzata assemblando rami raccolti direttamente durante la navigazione nel Delta, e configurata per evocare visivamente l’articolazione dei canali fluviali. Ogni ramo rappresenta simbolicamente una via d’acqua, una diramazione della memoria e dell’esperienza vissuta. Su questi rami sono stati installati diffusori acustici miniaturizzati, nascosti tra le intersezioni del legno, che riproducono i paesaggi sonori registrati sul campo, in modo ciclico e diffuso.
L’installazione si propone come ambiente di ascolto poroso e organico, in cui il visitatore può sostare, aggirarsi, posizionarsi in prossimità di un ramo e percepire una diversa sfumatura del paesaggio acustico del Delta. Le immagini raccolte durante il viaggio – successivamente proiettate o esposte a corredo dell’opera – testimoniano le giornate trascorse tra le comunità locali, la navigazione fluviale, la fauna selvatica, gli incontri intergenerazionali e le celebrazioni popolari.
Questa scultura sonora non è solo un tributo poetico al Delta del Danubio, ma anche un dispositivo critico di consapevolezza ambientale e culturale. Invita chi ascolta a riflettere sulla fragilità degli equilibri ecosistemici, sulla resistenza delle comunità locali e sulla necessità di costruire uno sguardo plurale, situato e sensibile sul paesaggio.
Insieme alla scultura di Săpânța, incentrata sulla memoria ironica e rituale della morte, e al memoriale sonoro di Sighetu Marmației, dedicato alla memoria storica della repressione comunista, quest’opera costituisce la prima triade di Romania Sonora. Un trittico che attraversa estetiche, territori e politiche differenti, ma unificato da un principio condiviso: l’ascolto come forma di conoscenza, relazione e cura.
Queste tre opere sono il primo esito tangibile di un progetto più ampio, che ha preso forma attraverso un viaggio condiviso, incontri con villaggi e comunità in festa, conversazioni con le persone che abitano la complessità dei luoghi. Romania Sonora continua a crescere come archivio sensibile e itinerante, aperto alla risonanza.