GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2021

Laboratorio “Memorie Sonore”
A cura di: Officina Sonora APS
In collaborazione con: Associazione Faro Trasimeno
Luogo e data: Sanfatucchio (Castiglione del Lago), 25 settembre 2021
Ambiti: educazione al patrimonio, soundscape studies, inclusione, arte partecipativa, scultura sonora
Parole chiave: ascolto consapevole, paesaggio sonoro, accessibilità, acustemologia, pedagogia sonora


Sabato 25 e domenica 26 settembre 2021 si è celebrato in Italia le GEP – Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days). Patrimonio culturale: TUTTI inclusi! è lo slogan che il Ministero della Cultura (MIC) ha scelto per questa edizione: lo spunto arriva da quello proposto dal Consiglio d’Europa (Heritage: All Inclusive), che vuole sottolineare il concetto di universalità del patrimonio culturale. L’intento è quello di ampliare “il significato di accessibilità, inclusività e partecipazione di tutti i cittadini, senza distinzione di fasce d’età, gruppi etnici, minoranze territoriali, persone con disabilità”.

Laboratorio “Memorie Sonore”

Dalla passeggiata d’ascolto alla scultura sonora

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2021, il 25 settembre a Sanfatucchio (Castiglione del Lago), Officina Sonora APS ha ideato e condotto il laboratorio “Memorie Sonore”, in collaborazione con l’associazione Faro Trasimeno. L’iniziativa si è inserita all’interno delle attività dedicate al tema dell’accessibilità e inclusività del patrimonio, in linea con lo slogan del Ministero della Cultura: “Patrimonio culturale: TUTTI inclusi!”.

Il laboratorio è nato a partire da un dispositivo pedagogico e performativo basato sul concetto di passeggiata sonora, ispirato alle teorie di Murray Schafer, musicista e teorico canadese fondatore degli studi sul paesaggio sonoro (soundscape), che invita a esplorare criticamente l’ambiente attraverso l’ascolto attivo.

A guidare la metodologia è stato anche il concetto di acustemologia – termine coniato dall’antropologo Steven Feld – che unisce epistemologia e acustica, riconoscendo il suono come forma di conoscenza incarnata, relazionale e situata.

Durante la passeggiata, i bambini delle scuole locali hanno registrato i suoni ambientali del borgo e del “Granaio della Memoria”. Successivamente, questi materiali sono stati riversati su piccoli dispositivi portatili dotati di diffusori, poi inseriti all’interno di sculture costruite dai bambini stessi, utilizzando materiali naturali e di recupero.

L’attività si è così trasformata in un laboratorio di scultura sonora: le opere create diventano oggetti di ascolto, di memoria e di relazione. Un esempio concreto di come il patrimonio sonoro possa essere abitato e restituito, attraverso pratiche collettive e trasformative.

L’intervento si è fondato su un’idea chiave ispirata all’approccio di Tim Ingold: il suono non come cosa, ma come flusso di materiali e percorsi in movimento. Non si trattava di rappresentare il paesaggio, ma di tracciarlo, attraversarlo, portarlo con sé.

Questa metodologia di lavoro può essere interpretata attraverso il concetto di filiazione inversa, enunciato dall’antropologo Gérard Lenclud. Tale nozione descrive come il patrimonio non sia semplicemente trasmesso dalle generazioni precedenti, ma possa essere costruito e reinterpretato dalle generazioni attuali.

Nel laboratorio “Memorie Sonore”, i partecipanti hanno attivamente creato un patrimonio culturale nuovo, reinterpretando e trasformando i suoni del passato e del presente in una nuova opera d’arte. In questo modo, non è solo la tradizione a influenzare il presente, ma è il presente stesso che diventa agente, che genera e plasma il patrimonio futuro, in un dialogo costante tra memoria, innovazione e relazione sonora. L’evento ha sottolineato come il patrimonio culturale, in continua evoluzione, possa diventare uno strumento di inclusione e partecipazione per tutte le fasce d’età, i gruppi etnici e le persone con disabilità, riflettendo l’idea di una cultura che appartiene a tutti.